Save the Children - Riscriviamo il futuro

Campagna

Un bambino davanti ad una lavagnaNel mondo milioni di bambini non possono andare a scuola a causa della guerra.
Sono minori che affrontano un futuro senza speranze. Perché la guerra distrugge le scuole, uccide gli insegnanti, produce popolazioni di sfollati ed eserciti di bambini soldato.

Ogni bambino ha diritto all’istruzione. Per un bambino di un paese in guerra, andare a scuola significa molto più che imparare a leggere e a scrivere. Significa la certezza di mangiare almeno una volta al giorno. Significa un posto sicuro dove passare parte della giornata, lontani dai pericoli e spesso dalla guerra. Significa imparare a proteggersi da infezioni e malattie. Significa avere la possibilità di un futuro di pace e più dignitoso.

L’istruzione può dare ai bambini protezione, stabilità e le premesse per creare una società più pacifica e prospera. L’educazione può aiutare i bambini a sopravvivere ai conflitti, li può salvare e dar loro un ruolo nella società.

Nel 2006, Save the Children ha lanciato la campagna Riscriviamo il Futuro per garantire istruzione di qualità a 8 milioni di bambini che vivono in paesi in situazioni di guerra o di post-conflitto.

Dall’inizio di Riscriviamo il Futuro, 10 milioni di bambini hanno ricevuto un’educazione migliore e 1 milione di bambini ha potuto iscriversi a scuola per la prima volta, l’equivalente dell’apertura di 2 scuole ogni giorno.

Insieme abbiamo dimostrato che un cambiamento è possibile!


Global Debate on Peace and Education

Save the Children ha lanciato un dibattito internazionale sul ruolo dell’istruzione nella prevenzione dei conflitti e nella costruzione della pace. Bambini e bambine, insegnanti, genitori, Premi Nobel per la Pace, educatori e governi sono stati coinvolti in numerosi eventi, momenti di discussione e sensibilizzazione per capire quale tipo di istruzione possa promuovere la pace.

Testimonianze

“Le forze governative – i Mujaheddeen – e lo Spla (esercito di liberazione dei sudanesi) erano in guerra… L’unica cosa che mi era rimasta da fare era unirmi allo Spla e combatterli. Ero in grado di maneggiare un’arma pesante e trascorrevo al fronte una settimana di seguito. Ho abbandonato l’esercito quando avevo 13 anni sono scappato. Eravamo in tre e abbiamo camminato per settimane prima di arrivare a casa. Adesso abbiamo due vere aule e io sono molto felice che siano state costruite. La scuola ha cambiato la mia vita, mi ha insegnato che non è giusto prendere le armi e combattere; e mi ha insegnato anche che le persone dovrebbero vivere in pace”.
Mohammed, 9 anni, con suo fratello Yusuf di 5. Mohammed vive presso il campo di Qawala, in Iraq. Il campo accoglie 136 famiglie che sono state costrette a lasciare le loro case a causa della guerra.
Un bambino in classe durante un Corso di Apprendimento Accelerato supportato da Save the Children, nel villaggio di Garmu, in Liberia. Il corso è uno strumento fondamentale per la scolarizzazione di quei bambini che non hanno ricevuto un’educazione di base a causa della guerra o perché reclutati dalle milizie.

Geoffrey è stato rapito dai ribelli quando aveva 12 anni, in Uganda. Per molti anni è stato costretto a lavorare per loro e spesso è stato picchiato, finché non è riuscito a scappare e rifugiarsi a Gusco, in un centro supportato da Save the Children.

Oggi Geoffrey è stato riunificato alla sua famiglia e ha ripreso a studiare.